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Chi
sono
Quando un atleta deve presentarsi, spesso il tutto si riduce ad
una sfilza di risultati tecnici. Io credo che dietro ad un risultato
ci sia sempre una piccola o grande storia, e nella storia non cè
solo latleta ma anche un insieme di persone che lo hanno aiutato
a diventare un CAMPIONE.
Io voglio dirvi CHI SONO guardando oltre, poiché prima dellatleta
cè la persona, prima del risultato cè
la storia di un essere umano che per arrivare ad ottenere un qualcosa
di grande ha dovuto mettere continuamente in discussione se stesso
e, di conseguenza, le proprie scelte.
Lunica cosa che non ho mai messo in discussione è stata
la VOGLIA DI CORRERE, una grande PASSIONE che dalletà
di 12 anni, quando ho gareggiato per la prima volta, non mi ha mai
abbandonato.
Sono
nata in un quartiere popolare di Roma, lALBERONE, così
chiamato perché quando costruirono i primi palazzi nel dopoguerra,
fu piantata una QUERCIA secolare che diventò il simbolo della
piazza, una grande pianta dunque, che, come nessun altro, ben rappresenta
la FORZA.
Ero e potevo rimanere la persona più normale e più
sconosciuta del mondo: mio padre impiegato nelle Ferrovie dello
Stato, mia madre casalinga, due sorelle.
Lunica persona che poteva essere definita come un personaggio
straordinario nel quartiere era mio nonno ASSUERO : era conosciuto
per la sua forza incredibile, operaio nelle Ferrovie dello Stato,
consumava le sue giornate sui binari e per arrotondare lo stipendio
appena poteva andava a caricare di carbone le caldaie delle magnifiche
LOCOMOTIVE, usando una pala forgiata appositamente per lui per 50
kg a colpo.
Piazza
Navona ha cambiato la mia vita
A 12 anni non si sa dove si potrà arrivare, si può
soltanto sognare e io cominciai a sognare da quel giorno dinverno
del 1977 quando mi ritrovai senza volerlo in testa ad una corsa
su strada a Roma.
Dovevo partecipare ad un concorso di pittura per ragazzi a Piazza
Navona a ROMA ed invece mio zio Vincenzo, avendo saputo che cerano
delle gare di corsa per ragazzi, mi propose di parteciparvi.
Quando andammo a fare liscrizione gli organizzatori ci informarono
che le ragazze della mia età avevano già gareggiato
e che se avessi voluto correre avrei dovuto farlo insieme ai ragazzi
della mia età, senza numero e cioè fuori gara, oppure
avrei dovuto correre con le ragazze più grandi.
Non accettavo di gareggiare con i ragazzi, non per di loro, ma per
il fatto di correre senza numero. Scelsi allora (tanto per cominciare!)
la via più difficile: correre con le ragazze più grandi.
La gara si svolgeva intorno allanello della piazza: 3 giri
per un totale di circa 1500 metri.
Partii velocissima e andai in testa alla gara. Ricordo ancora che
mio zio gridava: corri alla corda!! ed io, che non comprendevo
minimamente cosa volesse dire (correre vicino al bordo della curva
per risparmiare metri), CORREVO e PENSAVO solo di voler arrivare
al primo posto.
Arrivai quarta allo sprint, non senza aver "tirato il collo
alle avversarie"
Questo fu linizio del mio modo di correre in testa alla corsa
che ha caratterizzato la mia carriera.
Da quel giorno, dicevo, ho cominciato a sognare, e ad impegnare
tutta me stessa per tramutare il sogno in realtà.
Inizio
l'attività agonistica
Lattività agonistica giovanile mi ha visto impegnata
prima con due e poi con quattro allenamenti settimanali presso lo
Stadio delle TERME DI CARACALLA a Roma, allombra del COLOSSEO.
Da piccola amavo le gare di mezzofondo in pista: correre i 1500
metri mi piaceva di più, ma molti sostenevano che nel futuro
mi sarei impegnata nelle distanze più lunghe.
Ricordo ancora che il mio primo allenatore, alla richiesta di farmi
allenare di più, rispondeva: Se ti facessi allenare
tanto ora che sei giovane, da adulta quanto ti dovrai allenare?
Beh, disse una grande verità, perché tutte le ragazze
che all'epoca correvano con me, anche le più forti smisero
ben presto di correre. Immagino che avessero cominciato troppo presto
ad allenarsi duramente.
Incontro
Oscar Barletta "Il Mago della maratona italiana"
Anchio corsi il rischio di lasciare latletica intorno
ai 18 anni, per scelte sbagliate che spesso si fanno a quelletà
e a causa degli studi.
Fu alletà di 22 anni che conobbi mio marito LUCIANO
MILANI, che mi spinse a ricominciare a correre seriamente. Poi conoscemmo
OSCAR BARLETTA, il MAGO della Maratona Italiana.
Oscar mi propose di Puntare tutto sulla MARATONA, senza perdere
tempo, poiché secondo lui quella era la gara dove avrei ottenuto
il massimo risultato.
Non credevo minimamente alle sue affermazioni ritenendo insostenibile
la distanza della Maratona. Accettai comunque la sfida.
Cominciai la preparazione a settembre del 1988 e mi presentai alla
partenza della mia prima maratona il 1° maggio del 1989: la
Maratona di Roma.
Fu un amore folgorante. Quella gara che non avevo mai preso nella
giusta considerazione mi scosse e si impossessò del mio cuore
e della mia mente: avevo finalmente trovato la mia vera strada.
Sullasfalto avevo iniziato per caso e sullasfalto si
sarebbe svolto il mio futuro agonistico.
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